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Glagolita Clozianus

16492
Titolo
Glagolita Clozianus
Descrizione esemplare

BCT1-2476. Membranaceo; acefalo, mutilo e lacunoso: cc. I, 12, I'; rigatura a secco. 1r-1v Iohannes Chrysostomus, Homilia in ramos Palmarum, acefalo e mutilo 2rv Methodius (?), Homilia, frammento 3r-7r Iohannes Chrysostomus, Sermo de proditione Iudae, acefalo 7v-9v Athanasius, Sermo in passionem Domini in Parasceve 10r-12v Epiphanius, Sermo de sepultura corporis Domini, mutilo. Mancano due carte (un bifoglio), scoperte dal filologo Franc Miklošič e conservate presso la biblioteca del Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum (cfr. digitalizzazione). Alcune iniziali decorate semplici, realizzate con lo stesso inchiostro bruno del testo. Le carte del manoscritto si presentano slegate e sono custodite all'interno di un bifoglio in pergamena, che fa da "coperta”, sulla quale si trova una probabile precedente segnatura manoscritta: nr. 23 (cassata); tutti i fogli membranacei si trovano a loro volta conservati all’interno di una teca verde (forse del XIX sec.?) con impressioni in oro, sulla quale spicca la scritta “Ms. autografo di S. Girolamo”. Aprendo il bifoglio (ff. I' e I), è possibile leggere una lunga nota manoscritta in latino relativa alla provenienza dell'opera, attribuita alla mano di san Girolamo: "Isti quinterni, hic intus ligati, scripti fuerunt de manu propria S. Iheronimi, ecclesiae Dei doctoris acutissimi. Et sunt bibliae pars in ligwa [sic] Croatina scripta. Et mihi dono dedit d. Lucas de Reynaldis, presbyter Veglensis dioecesis, qui habuit a magnifico domino Johanne de Frangepanibus, domino insulae praefatae Veglae, qui librum aureo et argento ornatum pro reliquiis venerabatur. Et cum Venetiis mortuus, ac bona sua in praedam data ac distracta fuissent, etiam de hoc libro aurum et argentum amotum fuit, et pars libri praefato d. Lucae in manus venit, de qua michi Marquardo Breischer militi, et tunc temporis Caesareo oratori, et pacis inter illustrimum dominum Sigismundum Archiducem Austriae ex una, et Illustrissimum Venetiarum dominum parcium ex altera confectori, illos inclusos duos quinternos pro speciali et grato munere dedit. Anno a nativitate Domini M CCCC [sic]"; mancano verosimilmente uno o più caratteri nella data, in quanto le persone menzionate e chi scrive la nota sono vissuti alla fine del XV-inizio del XVI secolo. Altra nota manoscritta in tedesco (f. I'), probabilmente di mano del conte Schurff: "Dises puech hat Sant Jeronimus mit aigner hant geschriben in Crabatischer sprach". Il manoscritto, datato al XI sec., era inizialmente posseduto da Giovanni Frangipane, signore dell’isola di Veglia (Krk), ed era decorato in oro e argento; il volume venne successivamente dato in dono da Luca de Renaldis a Marquard Breisacher, proprietario del castello di Mariastein in Austria, e lì vi rimase; successivamente entrò in possesso del conte Paride Cloz, che acquistò il castello nel XIX sec. (cfr. Francesco Ambrosi, Trento e il suo circondario descritti al viaggiatore, Trento: Zippel, 1881, pp.56-57). Quando era ancora di proprietà di Cloz, il manoscritto venne mandato a Vienna al filologo Bartholomaeus Kopitar (Jernej Kopitar), che lo studiò e ne curò l'edizione, pubblicata poi nell’opera Glagolita Clozianus, id est, Codicis glagolitici iter suos facile antiquissimi […] (Wien: Karl Gerold, 1836). Infine, l'opera venne donata da Paride Cloz nel 1857 al Museo Civico di Trento, passando infine alle collezioni della Biblioteca comunale di Trento.

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Pubblicato il: Mercoledì, 18 Febbraio 2026
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