Laus Mariae
| Laus Mariae |
ff. 5r-136v Konrad von Hainburg Laus Mariae
Cartaceo; ff. I. 136, V'; 14 2-1212; richiami; in 4°; 215 x 144 = 20 [154] 41 x 20 [92] 32; rr. 2 / ll. 28 variabili; rigatura a colore. Iniziali filigranate in rosso; iniziali semplici, titoli, sottolineature, segni di paragrafo e ritocchi delle maiuscole in rosso; spazi riservati con lettera guida. La c. 3r riporta una vita di Maria Vergine di mano del certosino Michael Willdendorfer. La datazione del manoscritto è ricavata dal f. 102r del secondo volume dell'opera (W 4006 ): "Finito libro sit laus et gloria Christo. Explicit libellum quod intytulatur Laus Marie. Finitum sub anno Domini quadringentesimo XVIImo".
Legatura di restauro in piena pelle su assi, xx mm; restauro effettuato dal Laboratorio di restauro del libro di S. Maria di Rosano (Firenze) nel 1978; sono state recuperate le graffe, contrograffe e le lamine primarie, lungo il contorno degli angoli e il bordo dei piatti. Nel margine interiore della stessa carta, una ricetta di mano di Hinderbach; in origine lo scritto era coperto e sigillato, per mezzo di due gocce di ceralacca, dal lembo membranaceo di rinforzo. Alle cc. 1r-4v, lunga nota di possesso di mano di Johannes Hinderbach, redatta tra il 1463 e il 1466, sulla provenienza del manoscritto (cfr. trascrizione in Hinderbach 1989 , pp. 60-62). Sulla controguardia posteriore, recuperata in sede di restauro, nota di prezzo: Precio denariorum 3; di mano diversa, alcune prove di penna. Numerose postille, sottolineature e segni di attenzione (anche maniculae) di Hinderbach; di altra mano coeva, nota al f. 60r. Alcuni disegni di mano di Hinderbach (alle cc. 82v, 83r e 84r). Sulla controguardia anteriore, recuperati in sede di restauro, precedenti segnature di collocazione: a stampa su cartellino, 136; a matita: IV 18; a matita, precedente segnatura della Biblioteca comunale (XIX sec.): I 46 e 26. Sempre in sede di restauro è stato erroneamente incollato un cartellino appartenente a BCT1-1803. A c. 1r, segnatura Gentilotti: nr. 122.
La storia dei due manoscritti che compongono la Laus Mariae (BCT1-1785 e W 4006 ), concepiti e realizzati nel 1417 unitariamente, è segnata da due separazioni. La prima separazione è narrata dallo stesso Hinderbach nella sua dettagliata spiegazione nelle carte preliminari della prima parte dell'opera (vedi sopra); il presente volume (BCT1-1785) appartenne infatti prima a Paul Hassler e poi a Martin Grunwalt de Manswerd, cappellani della parrocchia di Mödling; passò successivamente per legato testamentario a Hinderbach, quando lui divenne a sua volta pievano di Mödling. Il secondo volume (W 4006), posseduto da "Conradus, scriba ac notarius" di Mödling, venne acquistato da Hinderbach "pro uno vel duobus florenis" (cfr. BCT1-1785, c. 2r). Alla volontà di destinarli all'uso comune subentrò in seguito l'intenzione di redigerne, a questo scopo, una copia migliore e di tenere per sé i due manoscritti. Infatti, con la sua elezione a vescovo di Trento, i codici vennero portati oltralpe, passando alla biblioteca vescovile; lì vi rimasero insieme fino al 1805, quando le loro strade si separarono nuovamente.
Mentre infatti il secondo volume (W 4006 ) venne portato in quell'anno a Vienna presso la Hofbibliothek (e fu poi restituito all'Italia, nello specifico al Museo nazionale di Trento, nel 1919), il presente manoscritto rimase a Trento; fu portato nel 1809 nel Seminario vescovile e, infine, passò alla Biblioteca comunale (cfr. Hinderbach 1989 , scheda 8 e Manoscritti medievali 2006 , scheda 74).